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La destra plurale (Guido Caldiron)

L'estrema destra, negli ultimi quindici anni, ha alimentato una notevole crescita, sia in termini elettorali, che per la diffusione delle sue idee. È successo ciò che molti anni fa sarebbe stato impossibile: gli "eredi del fascismo" europeo sono entrati a far parte del governo, prima in Italia e poi in Austria.
Esistono quattro modelli di destra, in Europa:

  1. quella "della rivincita", espressa, per lo più, nei paesi che hanno "subito" fenomeni fascisti nel loro passato, in Italia rappresentata da AN;
  2. quella "nazionalista e antisemita", evoluta nell'Est europeo, in contesti spesso privi di anticorpi democratici;
  3. quella "dei territori" simboleggiata da Haider e Bossi;
  4. quella "tecnocratica e liberalista" di Berlusconi e Aznar.

La saldatura fra le destre, però, è il rischio maggiore che oggi corre l'Europa: il muro che divideva la destra borghese e conservatrice, da quella xenofoba è sul punto di franare, siamo di fronte ad un grande cambiamento nel panorama dell'estrema destra. Un partito come quello di Haider trasforma il voto potestario delle periferie in un biglietto d'invito per il gran ballo di Vienna, rinunciando però alla propria "alterità" rispetto al quadro politico tradizionale.
Si delinea un futuro in cui tutte le destre saranno finalmente unite intorno ad un progetto che persegue la militarizzazione dei rapporti sociali, l'organizzazione gerarchica della società e la criminalizzazione di ogni diversità e devianza.
La xenofobia, il razzismo, l'ideologia di "LAW AND ORDER" sono le risposte che la destra plurale offre come elemento di identificazione ai perdenti, ma anche ad una parte di coloro che credono di uscire vincitori dalle sfide della globalizzazione. Questa destra si nutre nei processi della modernizzazione capitalistica, e nelle contraddizioni che ne sono prodotte.
Il modello si evolve dalla rozza "preferenza nazionale" del neorazzismo europeo al cybercontrollo sociale della "tolleranza zero", proveniente dagli Usa, alimentato anche da quelle sottoculture giovanili che s'ispirano al mito della guerra razziale.
Skin, naziskin, boneheads sono i giovani bramosi di guerra razziale. Questa "categoria" di ragazzi ormai è un fenomeno mondiale!
Questi giovani si distinguono dagli altri per diversi aspetti: i loro tatuaggi, che rappresentano: svastiche, croci celtiche, simboli di morte o razzisti; la musica che ascoltano, in genere rozza e dai testi iperviolenti, i cui il significati sono la morte, la "purezza" di una sola razza e "SANGUE E ONORE", che è quasi una vera guerra tra clan contrapposti; i film che guardano, che sono l'estremo realismo delle scene di violenza e della brutalità selvaggia, in tutto lo svolgimento della pellicola; la loro presenza negli stadi: per esempio, Roma è l'unica grande capitale europea nella quale una cultura giovanile si identifica nei simboli nel neonazismo. Infatti, prima di entrare nello stadio si attuano perquisizioni a tappeto, sequestro di bandiere e simboli anche tutt'altro che razzisti, aumentando così anche il numero degli agenti presenti negli stadi. Gli hooligans sono diventati ormai la scomoda abitudine per i campionati di molti paesi: aggressioni, atti di vandalismo e radicalizzazione a destra delle curve, hanno segnalato l'allarme.
Anche internet è diventato un altro "mezzo di trasporto" di questi ragazzi; esistono dei veri siti razzisti, con espliciti riferimenti alla SUPREMAZIA DELLA RAZZA BIANCA, senza contare quelli costruiti dal "Movimento delle Milizie".
L'editoria militante dell'ultradestra vuol diffondere una sorta di lettura "fantapolitica", su base razziale o religiosa, per i giovani del futuro. Libri i quali concetti sono contro il potere federale, contro gli ebrei, i neri, gli omosessuali, i democratici e praticamente anche contro coloro che non hanno una stretta origine anglosassone e protestante.
Per la destra radicale, di tutte le tendenze, è arrivato il momento di azzerare tutto e ricominciare da capo, che si tratti di ripristinare la supremazia "bianca" o i valori tradizionali e cristiani antecedenti alla Rivoluzione Francese.

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