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Psicologia

Psicologia delle Masse

La Persuasione

Nell'uomo, uno dei problemi centrali per la sopravvivenza è stato la necessità del linguaggio, per potersi difendere da eventuali pericoli e per poter stabilire le prime relazioni sociali. Questa esigenza è riconducibile al urgenza di soddisfare dei bisogni, da quelli che riguardano la sopravvivenza organica e della specie, a quelli di natura sociale e psichica. Quando si sono appagati i primi, entra in gioco la seconda serie di bisogni, riguardanti la sopravvivenza psicologica dell'individuo, cioè i bisogni sociali (di appartenenza) e i bisogni dell'Io (status e potere). Quando alcuni individui hanno compreso che la risposta alla propria richiesta di soddisfacimento del bisogno poteva essere in un qualche maniera indirizzata al soddisfacimento del bisogno stesso, è cominciata, nella storia dell'evoluzione umana, la ricerca di quegli elementi che potevano generare quell' influenza così determinate, in altre parole, la persuasione. La persuasione non è un'opera di convincimento, che si prospetta di "spingere" qualcuno ad agire contro la propria volontà, ma si tratta invece di un atto che permette sempre una scelta, un esercizio di libera volontà. Persuasione significa indurre un mutamento nell'opinione altrui solo per mezzo di un trasferimento di idee, un passaggio di contenuti mentali. "Non si può persuadere uno, che so io, a vedere, a sapere, ad arrivare. Lo si può persuadere, però, a guardare, a studiare, a partire. Persuadere implica che la persona sia libera non solo di volere, di agire, ma anche di pensare, di credere, di decidere." (Piattelli Palmarini)

Psicologia delle folle

È da sempre noto che le folle, quando si radunano e si mettono in azione, sono guidate dalla irrazionalità. Le loro azioni possono essere di protesta o di conformistico sostegno a chi ha il potere. Spesso le azioni sfociano in atti distruttivi. La psicologia delle folle generò fermenti sociali e culturali che interessarono, alla fine dell'800, gran parte dell'Europa. La psicologia della folla è vista in modo negativo poiché "l'individuo è annullato e annientato dalla folla e nella folla", ma anche positivamente poiché nella folla è presente una forza innovatrice e promotrice di cambiamento sociale.

Gli studiosi dell'istinto gregario

In Gran Bretagna, la psicologia collettiva venne studiata nella prospettiva dell'istinto gregario. W. Trotter dichiarò che l'uomo, come gli animali, è guidato nell'agire dai propri istinti, mentre W. McDougall sostenne che gli istinti procurano l'energia che attiva il comportamento umano che è intelligente, intenzionale e finalizzato. Cioè, non individuato dall'istinto totalmente, dato che l'energia acquisita dagli istinti si esprime in molteplici direzioni e l'istinto gregario è solo uno dei motivi dell'agire umano. Il pensiero più conosciuto elaborato da McDougall è quello di mente di gruppo: la percezione che il gruppo ha della propria esistenza e della propria specificità rispetto ad altri gruppi. La mente di gruppo, comunque, si genera solo in gruppi ben organizzati, forniti di continuità, contraddistinti da tradizioni e abitudini comuni, oltre che dalla distinzione dei membri in rapporto alle responsabilità. Se la folla è sprovvista di organizzazione, solo le emozioni spartite generano omogeneità fornendo la suggestionabilità. Secondo Allport, le folle divengono violente non per ritorno di un istinto gregario o di un'impetuosità originaria, ma perché le pulsioni dei singoli che le compongono sono state ostacolate o sfidate. L'atteggiamento degli altri agevola (è incentivo e sostegno insieme) l'azione di ognuno e favorisce la scomparsa di freni inibitori.

Interpretazioni dei fenomeni collettivi

Freud ripensò ai processi psicologici che avevano agito durante il periodo bellico, sui disturbi della psiche che colpivano molti soldati e continuavano anche a guerra finita, e poi scrisse "Psicologia delle masse e analisi dell'Io" nel 1921. Oltre a questi fattori influenzarono la "psicologia sociale" di Freud, anche: il successo di partiti totalitari di massa antisemiti, l'insistenza di tesi "scientifiche" che intendevano tutto in termini di suggestionabilità e l'antico interesse per i questioni culturali. Freud mise in luce anche i legami della massa con il capo. Ortega Y. Gasset nel 1930 scrisse "La Ribellione delle masse", in cui sostenne che il "trionfo delle masse" sottolineato dall'imporsi del fascismo è fenomeno indicativo di un'involuzione della società europea. In essa l'uomo-massa ha il sopravvento e rimpiazza nel governo le minoranze più qualificate. La massa sradica tutto ciò che è anticonformista: cioè il diverso, il particolare, il qualificato, l'originale. Per Ortega, la vittoria delle masse significa perdita di originalità, di ciò che è personale. Invece, W. Reich nel libro "Psicologia di massa del fascismo", pubblicato nel 1933 sostenne che un miglioramento democratico della società si potrà avere solo fronteggiando i problemi della psicologia di massa. Lazarsfeld capì che per avviare un processo di integrazione si deve tener conto dei gruppi e intervenire su di essi. Quindi, tra l'individuo e il sistema sociale esiste l'intemediazione del gruppo. Nel momento in cui un individuo è sottoposto ad uno stimolo mette in atto una sequenza comportamentale diretta a ridurre tale stimolo. La frustrazione è vista come una interferenza che sopraggiunge in una sequenza comportamentale e che contrasta il compimento della stessa. L'aggressività è una specie di risposta sostitutiva allo stimolo che sopravviene se la risposta originaria è proibita. L' Intensità dell'istigazione all'aggressività è proporzionale alla dose di frustrazione. L'aggressività è volta contro l'agente frustrante: quando è inibita, si crea una nuova frustrazione che produce aggressività ulteriore verso l'ostacolo inibente e favorisce la sistemazione dell'aggressività inibita verso oggetti differenti. In chi partecipa alla folla c'è un conflitto fra conservare gli abituali comportamenti o abbandonarli in favore di una logica nuova che si crea nel contesto dell'evento. Che è principalmente simbolico, più che conclusivo. Milgram e Toch sostennero l'interdipendenza fra folle e movimenti sociali. È importante, inoltre, differenziare i sentimenti che emergono durante l'avvenimento, le ragioni che lo hanno originato ed i processi che lo sorreggono. Secondo R. Park l'inquietudine sociale si trasforma in folla (movimento di massa per poi cristallizzarsi nell'istituzione ): "il movimento muore ma l'istituzione rimane". La folla umana costituisce una fase di un processo, non è da intendersi come dei raggruppamenti di animali, e i componenti condividono obiettivi basati su rappresentazioni comuni. Soltanto nei casi di panico c'è un comportamento da gregge perché manca il fine comune ("Il panico è la folla in dissoluzione"). Neil Smelser scrisse "Theory of collective behavior" nel 1963, sostenendo che il comportamento della comunità è un sforzo per ricostituire un ordine sociale disturbato quando le regole d'azione errano. I differenti principi che regolamentano il comportamento convenzionale indirizzano le varie forme di comportamento collettivo: diretto al ripristino dei valori, o delle norme, per togliere certi individui "dannosi" da posizioni di responsabilità e per ridefinire certe agevolazioni sociali (come nel caso del panico). I componenti dell'azione sociale si collocano in un ordine gerarchico, dal più alto (valori) al più basso (facilitazioni). Quando in una componente si evidenzia una tensione interviene una convinzione generalizzata, ponendo l'azione verso la componente di grado più alto arrivando a risolvere la tensione che l'apparato istituzionale ha sollevato con il proprio intervento (minaccioso) e non è riuscito a risolvere. L'opera di Smelser ravvivò l'interesse per lo studio del collective behavior. L'interesse maggiore si diresse ai movimenti sociali, quindi la situazione di folla, con le sue esplosioni, venne vista soltanto un momento particolare nella vicenda dei vari movimenti collettivi. Non esiste la spontaneità delle esplosioni di folla perché effettivamente ci sono rapporti reali fra chi partecipa alla folla.

Implicazioni storiche della psicologia delle masse

L' opportunità di persuadere, attraverso le pratiche discorsive, il complesso delle interazioni umane, ha fatto sì che, nel corso dei secoli, le classi dominanti e i ceti emergenti abbiano cercato d'impadronirsi del monopolio dello strumento linguistico. Di recente, il periodo in cui si è risentito in maggior misura delle conseguenze di questo genere di politica, è quello delle grandi dittature europee, nella prima metà del XX secolo. Nacque un' impostazione scientifica della propaganda, cioè si cominciarono ad utilizzare metodi precisi da parte di gruppi di specialisti, per conquistare il consenso della massa, in riferimento ad azioni politiche, in certe circostanze anche attraverso manipolazioni psicologiche. In altre parole, si materializza un'espressione del potere che si afferma attraverso la conquista dell'opinione pubblica. Questo fenomeno, che aveva cominciato ad assumere una valenza del tutto particolare dalla Rivoluzione Francese in poi, incrementò durante la Prima Guerra Mondiale. In questo periodo i governi dei paesi in guerra comprendono, infatti, la necessità di "manipolare" sul piano intellettuale e morale sia le truppe che le popolazioni. In Italia, Mussolini ha controllato largamente l'informazione, allo scopo di volgere l'opinione pubblica verso una posizione a sostegno del regime fascista. Il successo di Mussolini è da ricercarsi nella figura stessa del "leader". Inoltre, Mussolini ha più volte letto e riletto un famoso libro del giornalista Gustav Le Bon, Psicologia delle folle.

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